Parliamo del biondo tartarugo corazzato, per cortesia.
No, meglio non parlarne.
Ma possiamo parlare anche del mare di gelato e del lago di frittata... solo che ho deciso di mettermi a dieta seriamente e se iniziamo ad immaginare un mondo commestibile allora la mia già traballante forza di volontà alza direttamente bandiera bianca ed estrae una cioccolata milka da sei etti dalla borsa!
Bene, torniamo a noi.
Benchè Lauzi l'abbia spacciata per una canzone per bambini, sono fermamente convinta che "La tartaruga" (hit del 1975 sul Corriere dei Piccoli ed esibizione di punta al Pranzo di gala di Babbo Natale, come si legge sulla copertina), rappresenti una splendida metafora della vita comune, della mia in particolare, della vostra se vi pare (ma credo di sì). Serve solo un po' di fantasia nell'interpretazione, una contestualizzazione dei concetti, una traslazione dei significati.
Procediamo dunque, verso per verso, con l'esegesi del testo (e mo' so cazzi, metteteve comode).
la bella tartaruga, che cosa mangera'
chi lo sa, chi lo sa
due foglie di lattuga, poi si riposera'
ah ah ah, ah ah ah
chi lo sa, chi lo sa
due foglie di lattuga, poi si riposera'
ah ah ah, ah ah ah
Questa povera disgraziata di una tartaruga è allo sbando. Si accontenta di due fogliette di lattughina perchè non sa proprio che esiste altro. Bruno Lauzi e i mocciosi del coro dell'Antoniano la pigliano pure per il culo per questo fatto, ma lei, la bella tartaruga, non sa ancora di essere bella, non sa che esistono il gelato, la frittata o gli spaghetti. Lei semplicemente non sa che attorno molto di più di quello che, nella sua posizione, riesce a notare. Povera bestia, lei si è rassegnata alla sua vita fatta d'insalata, senza sapore, verde.
la tartaruga, un tempo fu
un animale che correva a testa in giu'
come un siluro filava via
che ti sembrava un treno sulla ferrovia
un animale che correva a testa in giu'
come un siluro filava via
che ti sembrava un treno sulla ferrovia
Semplicemente, impegnata a muoversi, in una posizione a lei non consona (su due zampe e a testa in giù), cercando freneticamente qualcosa che è convinta di volere, non vede quello che c'è già, che è li, sotto al suo becco di tartaruga e che le sfiora la corazza.
Oh che si fa, bella tartaruga? Ci fermiamo e riflettiamo un attimo? Seguiamo il consiglio di quella baldracca della lebre che voleva mettercela nel culo fin dagli albori delle fiabe (senza mai, per altro, riuscirci) e rallentare un poco? Oppure chiamiamo il telefono amico sperando non risponda quell'imbecille della volpe che saran dodici anni che sta li a saltare su due zampe (lussandosi quattro volte l'anca) cercando di raggiungere una picca d'uva fragolina? O magari sentiamo che suggeriscono quell'anoressica di cicala e quella saccente di formica? (Grazie Esopo, ti stimo per avermi dato l'opportunità di formulare questo bel siparietto di vicinato faunistico antropomorfo!)
ma avvenne un incidente
un muro la fermo'
si ruppe qualche dente
e allora rallento'
un muro la fermo'
si ruppe qualche dente
e allora rallento'
Non c'è da preoccuparsi, perchè, come insegna Lauzi, se non ci si arriva da soli alla soluzione sarà la soluzione stessa a farci sbattere il muso contro, con le buone o con le cattive (e qui "sbattere" non è usato a caso).
la tartaruga da allora in poi
lascia che a correre pensiamo solo noi
perche' quel giorno poco piu' in la'
andando piano lei trovo' la felicita
un bosco di carote, un mare di gelato
che lei correndo troppo non aveva mai guardato
e un biondo tartarugo corazzato
che ha sposato un mese faaaaaa!
che lei correndo troppo non aveva mai guardato
e un biondo tartarugo corazzato
che ha sposato un mese faaaaaa!
Ok, calma. Avviene così: ci si fissa su un obiettivo astratto, oppure si rinuncia a sperare e ci si accontenta dell'insalatina scondita che siamo riusciti a racimolare quella giornata, senza aspettative. Come si potrebbero avere aspettative quando si cammina in un modo tale da non riuscire a vedere nulla di quello che c'è di buono attorno a noi? Possiamo vivere anni così, ma prima o poi arriva, spesso inaspettatamente, qualcosa, un muro contro cui ci si gioca la dentatura, ci si fa male, ci si abbatte ancora di più, ci si spaventa e ci si chiede perchè deve sempre pioverci addosso. Non ci si rende conto ma si inizia a mutare il modo di porsi verso le cose. Si cammina come avremmo dovuto camminare fin dall'inizio, si rallenta, si nota ciò che c'è attorno... ed eccola.. la felicità.
Un bosco di carote, un mare di gelato... ma soprattutto eccolo lì, il biondo tartarugo corazzato!!!
Mi chiedo sotto quale forma arriverà lo schianto per me... che faccia avrà il muro? Mattoni rossi o mattoni grigi? E se mi fossi già schiantata e mi fossi rialzata ricominciando a correre a testa bassa come prima?
Ma soprattutto, perchè Giacobbo non ha ancora fatto una puntata sui misteri racchiusi nelle canzoni di Bruno Lauzi? E Lauzi non assomiglia a qualche personaggio dei cartoni giapponesi (tipo un amico di papà Marrabbio)? E perchè quando sento "Ritornerai" mi viene sempre in mente il film "Sapore di mare" e dunque Jerry Calà? Ma perchè ho la tendenza a distruggere quella poca poesia che riesco a creare? Sto facendo troppe domande?
Ocio però.
2 commenti:
Ma quanto è profonda sta canzone, se ci si fa caso?! eh sì, come primo passo per la nuova vita fatta di spaghetti e gelato, è giustamente necessario cominciare ad ascoltare con attenzione le canzoni, anche quelle sul vicinato antropomorfo (chiamalo scemo Fedro e pure Esopo, che avevano già capito tutto secoli e secoli orsono!)
Ophy, tranquilla: se non è un muro che ti ferma, è il destino che ti telefona!
La fine di questa canzone è proprio poetica e profonda...io intanto continuo a camminare per strada sperando di sbattere contro un tartarugo dietro l'angolo (non importa se biondo o moro)! Ah che illusa!!!
Comunque una parafrasi da applauso Ophy, eheheh! ;)
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