Non v'è scampo.
Ovunque: peggio del Natale. Peggio di Halloween. Peggio di Pasqua.
Cioccolatini in scatole a cuore. Cuori in scatole di cioccolata.
I ristoratori già pubblicizzano i menù degli innamorati: scaloppine alle corna di bue, spaghettini adulteri, panna cotta "amore mio staremo insieme per sempre... ops, magari anche no". Che bravi.
La città è invasa dai palloncini gonfiati con fiato e saliva dei commercianti che sono senza dubbio grati a quel misero personaggio che quel giorno ha deciso di votare il 14 febbraio a festa senza fondamento, costringendo millllioni, ma che dico, milllliardi di persone a spendere e spandere denari sudati in fiori e palloncini, o gioielli a chi è più fortunato (gigantesche e fastidiose scimmie in altalena nel mio caso passato).
Non azzardiamoci a dar la colpa a quel poveraccio di San Valentino, che lui, martire del primo cristianesimo, non ne aveva proprio l'intenzione di diventare un'icona di marketing del XXI secolo. Un po' come quel poveraccio di San Nicklaus, che da vescovo è diventato fauno del natale e da fauno a testimonial della Coca Cola. Viva il paganesimo, che ci aiuta sempre.
Torniamo a Valentino. Se avesse saputo che lui, vescovo, ma confuso con cupido, cioè un bocia con le ali e il pistolino di fuori, sarebbe stato sfruttato per vendere baci perugina, beh, credo si sarebbe fatto volentieri un'altra reputazione. Altro che mettere in salvo innamorati. Altro che guarire dalla cecità la sua amata.
No, la colpa è di qualcun'altro. Forse qualche pubblicitario molto abile. Forse lo stesso che ha messo un vescovo su un camion della Coca Cola trainata da renne. Forse uno che aveva un conto in sospeso, chessò, con una zitella che lo aveva respinto: "Thò brutta befana, adesso rimpiangerai di non avermi voluto!".
Che poi, non che io sia mai stata particolarmente insofferente a questo tartassamento subcosciente di rosa, cuori, glitter e bacini, ma quando iniziano ad arrivarmi otto email tra newsletters e promozioni di siti che mi chiedono ripetutamente cosa farò per San Valentino, come mi vestirò, dove andrò, cosa regalerò, perchè mangerò, mi depilerò, con cosa mi pettinerò, se farò la cacca rosa con i cuoricini.. ecco.. inizio a non essere più tanto indifferente alla questione.
Che ne è del "tu non dai fastidio a me, io non do fastidio a te?"?
Anche perchè San Valentino è il modo più veloce e diretto di far sentire una ragazza sola (temporaneamente sola) in colpa per questa (temporanea) situazione. Ma perchè io (temporaneamente sola) devo sentirmi in difetto se, temporaneamente, non ho con chi celebrare una festa che, temporaneamente, considero solo un' "espressione del superficiale consumismo"? Non ci sto, non lo accetto e non è giusto.
Mi rifiuto anche di festeggiare il fantomatico 15 febbraio, tristissima "festa dei single" che ha un patetico risvolto di disperato autoconvincimento.
Scusate, chi l'ha detto che San Valentino è una festa di coppia? Se credo nell'innamoramento, nella speranza di un'unione soddisfaciente e, perchè no, spettacolare e sessualmente vivace, perchè non posso festeggiare la festa dell'amore? Si chiama ipocrisia. Anzi, si chiama ghettizzazione, da parte di quegli innamorati snob, che solo in virtù del fatto che sono accompagnati , magari da tristi compagni senza personalità, si sentono il diritto di discriminare chi, temporaneamente, non lo è.
Allora sapete che vi dico? Che io quest'anno San Valentino lo festeggio. Io e me, perchè mi voglio un gran bene e voglio un gran bene anche alla speranza amorosa, e voglio bene a quel disgraziato di Valentino che il difetto storico ha trasformato solo in un clichè ma che ai suoi tempi deve aver saputo il fatto suo.
Siete con me MARS girls (una esclusa, che non si senta chiamata in causa per l'espressione "innamorati snob")?
Festeggiamo?