Bello esordire così con questo titolo, soprattutto dopo un silenzio durato ere geologiche, nelle quali peraltro non si può dire che non si siano “fatte cose” (nel termine più generico possibile, vista- per l’appunto- la vastità dello spazio alle nostre spalle). Tutte noi abbiamo fatto un sacco di “cose” negli ultimi mesi, chiaramente.
Ma questa esclamazione è ciò che mi è scaturito dal profondo… e non ci posso fare niente, anche se risulta poco raffinato (d’altra parte è noto che non appartiene a me il primo posto in raffinatezza, qua dentro). Il fatto è che in questo periodo in cui certo le incombenze non mancano e tempus fugit, sento il bisogno di condividere con voi, Voi care amiche, il più profondo dei miei… beh!
Quando mi è successo ciò che mi accingo a raccontare ho cercato di voltare pagina, dicendo tra me la sempreverde frase “sai, la gente è strana”.. che nella mia mente equivale a “non farti domande, che è meglio”.
Ma più i giorni venivano dilapidati in attività cerebrali, più questa cosa continuava a strisciare nella mia mente, pretendendo attenzione. Fino a che non ho deciso: “e va bene, va bene! Adesso ti considero, ti guardo, ok? Anzi, ti dirò di più, ti condivido in quel simposio filosofico che è il nostro adorato blog Mars. Contento?!?” …sì, credo che nella mia mente questa questione abbia acquisito sesso maschile, considerandone le prerogative tipiche: inesauribile richiesta di considerazione, ammirazione, gratificazione.
Innanzitutto c’è di mezzo un uomo. Uno che appartiene alla categoria (su ispirazione dei rinomati Canoni di Ophelia) del “che spreco…”. Ma attenzione, lo spreco del giovane in questione non è dovuto al fatto che “abita dall’altro lato del fiume” come qualcuno ha poeticamente formulato, ma bensì a un forse ancor più triste “non ha ancora lontanamente capito cosa sia una relazione amorosa, e probabilmente mai ci arriverà”.
Ecco la metafora fiabesca con cui potrei rappresentare la nostra relazione (per chi non conoscesse l’antefatto): un’amicizia che cresce a vista d’occhio, come la pianta di fagioli magici di Giacomino. È bello esserci sopra, farsi portare sempre più in alto, sognando quello che ti aspetta nel Paese delle nuvole. E quando sei ben bene arrivata in cima, ultimo piano signori, è il momento di scendere!, è bello prenderlo per mano e guardarlo con trepidazione aspettando di fare il primo passo insieme… e sentirsi dire: ma no, perché mai entrare? Suvvia, si sta così bene qua fuori, sulla pianta in mezzo al verde a guardare il panorama e a giocare a scala quaranta! Ma no, tranquilla, non buttarti giù nella precipitosa discesa in solitaria, che non c’è motivo! Visto che sei arrivata da queste parti, puoi restare qui con me, cara, così potremo ballare e parlare… solo, non andiamo oltre dai, che sulle nuvole si sta scomodi.
E va bene, dico io. Può capitare anche questo nella vita, noi siamo donne forti e si accetta tutto con dignità.
Ed ecco che, dopo qualche tempo, arriva il famoso Beh dell’incipit. Allora tenetevi forti ragazze: parlando da buoni amici di progetti futuri, arrivo a dire che per me è ormai tempo di andare a vivere da sola. E lui, da caro buon amico, si lancia in una profusione di consigli. Siccome mi conosce bene, mi dice subito che non dovrei stare con una coinquilina troppo casalinga: “tu hai bisogno di qualcuno di focoso, che ti dica di uscire, di andare, di fare”. E io da brava femminuccia penso anche “ma guarda che dolce, si preoccupa sempre per la mia felicità”. Fino a che lui, procedendo tranquillamente lungo il labirinto dei suoi pensieri (che a lui appare come un ameno viale alberato) giunge alla sua altrettanto serena soluzione: “dai, facciamo che trovo lavoro in zona e vengo io a vivere con te”.
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Ma questa esclamazione è ciò che mi è scaturito dal profondo… e non ci posso fare niente, anche se risulta poco raffinato (d’altra parte è noto che non appartiene a me il primo posto in raffinatezza, qua dentro). Il fatto è che in questo periodo in cui certo le incombenze non mancano e tempus fugit, sento il bisogno di condividere con voi, Voi care amiche, il più profondo dei miei… beh!
Quando mi è successo ciò che mi accingo a raccontare ho cercato di voltare pagina, dicendo tra me la sempreverde frase “sai, la gente è strana”.. che nella mia mente equivale a “non farti domande, che è meglio”.
Ma più i giorni venivano dilapidati in attività cerebrali, più questa cosa continuava a strisciare nella mia mente, pretendendo attenzione. Fino a che non ho deciso: “e va bene, va bene! Adesso ti considero, ti guardo, ok? Anzi, ti dirò di più, ti condivido in quel simposio filosofico che è il nostro adorato blog Mars. Contento?!?” …sì, credo che nella mia mente questa questione abbia acquisito sesso maschile, considerandone le prerogative tipiche: inesauribile richiesta di considerazione, ammirazione, gratificazione.
Innanzitutto c’è di mezzo un uomo. Uno che appartiene alla categoria (su ispirazione dei rinomati Canoni di Ophelia) del “che spreco…”. Ma attenzione, lo spreco del giovane in questione non è dovuto al fatto che “abita dall’altro lato del fiume” come qualcuno ha poeticamente formulato, ma bensì a un forse ancor più triste “non ha ancora lontanamente capito cosa sia una relazione amorosa, e probabilmente mai ci arriverà”.
Ecco la metafora fiabesca con cui potrei rappresentare la nostra relazione (per chi non conoscesse l’antefatto): un’amicizia che cresce a vista d’occhio, come la pianta di fagioli magici di Giacomino. È bello esserci sopra, farsi portare sempre più in alto, sognando quello che ti aspetta nel Paese delle nuvole. E quando sei ben bene arrivata in cima, ultimo piano signori, è il momento di scendere!, è bello prenderlo per mano e guardarlo con trepidazione aspettando di fare il primo passo insieme… e sentirsi dire: ma no, perché mai entrare? Suvvia, si sta così bene qua fuori, sulla pianta in mezzo al verde a guardare il panorama e a giocare a scala quaranta! Ma no, tranquilla, non buttarti giù nella precipitosa discesa in solitaria, che non c’è motivo! Visto che sei arrivata da queste parti, puoi restare qui con me, cara, così potremo ballare e parlare… solo, non andiamo oltre dai, che sulle nuvole si sta scomodi.
E va bene, dico io. Può capitare anche questo nella vita, noi siamo donne forti e si accetta tutto con dignità.
Ed ecco che, dopo qualche tempo, arriva il famoso Beh dell’incipit. Allora tenetevi forti ragazze: parlando da buoni amici di progetti futuri, arrivo a dire che per me è ormai tempo di andare a vivere da sola. E lui, da caro buon amico, si lancia in una profusione di consigli. Siccome mi conosce bene, mi dice subito che non dovrei stare con una coinquilina troppo casalinga: “tu hai bisogno di qualcuno di focoso, che ti dica di uscire, di andare, di fare”. E io da brava femminuccia penso anche “ma guarda che dolce, si preoccupa sempre per la mia felicità”. Fino a che lui, procedendo tranquillamente lungo il labirinto dei suoi pensieri (che a lui appare come un ameno viale alberato) giunge alla sua altrettanto serena soluzione: “dai, facciamo che trovo lavoro in zona e vengo io a vivere con te”.
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Che altro aggiungere, ragazze? Meglio non dire niente…? Vi eviterò l’excursus di tutto ciò che ho pensato nei giorni scorsi. Dico solo che una delle frasi che più frequentemente mi si ripresentano ogni volta che ci ripenso è: ma sì, e che facciamo i Will e Grace dei poveri? (Che poi Will aveva un buon motivo, quantomeno, per non andare a letto con Grace!)
Solo come esempio. Ma veramente, le reazioni sono state di tutti i generi e hanno coperto tutta la gamma dei sentimenti femminili, per non parlare delle fantasie più o meno patetiche che sono scaturite! (colpa anche dello stress eh, che si applica sempre come scusante).
Presa in giro? Inconsapevolmente incastrata dal destino dentro una candid camera di durata illimitata? O solamente legata a qualcuno in modo così sinceramente platonico da sfuggire alla mia comprensione? Perché dai, una cosa è certa: non lo capirò mai!
Che altro aggiungere, ragazze? Meglio non dire niente…? Vi eviterò l’excursus di tutto ciò che ho pensato nei giorni scorsi. Dico solo che una delle frasi che più frequentemente mi si ripresentano ogni volta che ci ripenso è: ma sì, e che facciamo i Will e Grace dei poveri? (Che poi Will aveva un buon motivo, quantomeno, per non andare a letto con Grace!)
Solo come esempio. Ma veramente, le reazioni sono state di tutti i generi e hanno coperto tutta la gamma dei sentimenti femminili, per non parlare delle fantasie più o meno patetiche che sono scaturite! (colpa anche dello stress eh, che si applica sempre come scusante).
Presa in giro? Inconsapevolmente incastrata dal destino dentro una candid camera di durata illimitata? O solamente legata a qualcuno in modo così sinceramente platonico da sfuggire alla mia comprensione? Perché dai, una cosa è certa: non lo capirò mai!
2 commenti:
BEH!!! Mi hai lasciata un po' senza parole e con un non so che di tristezza... Ma come si fa con sti omenetti??? Immagino tutto si riferisca al buon "amicho sudamericano", un FC convinto a quanto pare! Pazzesco, quest'idea del trasferimento e della casa insieme è PAZZESCA!!! Sorry, ma al momento non so proprio cos'altro aggiungere...sigh!
Girls, here we are!Penso di avere bisogno di aggiornamenti intensi, primo, secondo posso dire NO COMMENT!
cmq no, via trasferirsi da coinquilini amici???mmm, appunto solo in caso di Will, no other way!;-)
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